Marco Cinque nasce a Roma il 4 settembre 1957. Scrive, fotografa, suona, recita, pubblica saggi, raccolte poetiche, articoli. Partecipa ad album musicali, festival internazionali di poesia, mostre. I linguaggi dell’arte sono gli strumenti attraverso cui veicola tematiche socio-ambientali, privilegiando nei suoi progetti multimediali le scuole di ogni ordine e grado. Ha collaborato con musicisti come Maurizio Carbone, Marcos Vinicius, Martin O’Loughlin, Massimo Mollo; attori come Tecla Silvestrini e Luigi Marangoni; poeti come Jack Hirschman, Lance Henson, Carter Revard, Hawad, Marcia Theophilo, Carmen Yanez, Alberto Masala, Samih Al-Qasim, etc. L’ultimo progetto editoriale realizzato è l’antologia “Poeti da morire”, Ed. Giulio Perrone, con prefazione di Margherita Hack, che raccoglie contributi dai bracci della morte Usa e di autori e autrici nazionali e internazionali: da Ferlinghetti a Erri de Luca, da Janine Pommy Vega a Vivian Lamarque.
Poetica: “
Le parole semplici, dirette, comprensibili, fanno accedere al profondo svelandone la complessità. E le parole sacre riacquistano senso e significato nella loro stessa pronuncia: pace, umanità, armonia, esistenza. Ma la loro pronuncia significa anche risalirne duramente ogni violazione, ogni mancanza, ogni violenza. E rivendicare il peso dell'esistenza di ogni soggetto e di ogni luogo di oltraggio all'umanità. (...) Le poesie di Marco Cinque lavorano per questo. La sua strada è anche la nostra. Da sempre”. (Alberto Masala)
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Marco Cinque sa che l'anima oggi è stata costretta in una profonda soggettivazione, in cui l'abisso dell'io si è manifestato in ogni essere umano - consciamente e inconsciamente - sia come disperazione che come sfida. Egli le assume entrambe lasciando che sia il tempo stesso a dirigere le sue percezioni. (...) A volte, le sue poesie sembrano essere state scritte da un filo d'erba o da un fiocco di neve che cade su un lago tranquillo, in una specie di omaggio Cinquesco alla grandezza dell'anonimato del movimento stesso”. (Jack Hirschman)
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Sotto la penna vorace di Cinque scorre il mondo terribile e meraviglioso: diversi, emarginati, prigionieri in attesa della morte, bambini difficili, barboni, guerre, missili, sogni, amore, inganni e ombre rosse, tamburi e libertà, pace e stragi, e genocidi... Lui guarda col cuore e parla, scrive, suona, fotografa... Le sue ballate sono fatte per essere dette a più voci, cantate in coro, nelle piazze. Parlano spietatamente di morte e evocano fortemente la vita, la gioia di vivere, l’innocenza, la grazia, la poesia dei bambini. Perché Marco sa che i bambini sono poeti. Non a caso i destinatari privilegiati sono proprio loro, quei bambini, che nei suoi viaggi nelle scuole lui riesce a stupire e coinvolgere come un mago delle parole e delle meraviglie. “Da piccoli siamo tutti analfabeti e poeti. Quando diventiamo grandi impariamo a leggere e scrivere, ma spesso perdiamo la poesia”, dice Marco. Lui, la poesia non l’ha perduta”. (Maria Jatosti)
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Spazio commenti (8 commenti)
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Sono felice per Arcoiris ; giovedì passo da te e lo vediamo insieme !
Ti abbraccio amico mio (il solo che io possa dire di avere veramente)
ciao Aquila Rossa adombrata

bentrovato e WA-DO - grazie a te, per l'invitoWADO