IL RIGORE DELLA FORMA NEL CROMATISMO PLASTICO DI VENERUSO
Uno dei problemi dell’artista contemporaneo, è quello “d’imporre l’ordine della forma al magma, al caos di un universo che ha smarrito le sue coordinate”. Un universo segnato da importanti scoperte scientifiche (la negazione del tempo e dello spazio come concetti assoluti), l’avvento della psicoanalisi e delle filosofie irrazionalistiche, l’introduzione della fisica quantistica e della matematica non euclidea, l’orrore delle guerre e degli eccidi di massa. Una emorragia del mondo e del Soggetto, una “destituzione della Storia ridotta a cronologia inessenziale e a routine delle trasformazioni” che si manifesta artisticamente in un surplus di segni, spezzati o deformati (si pensi a Joyce, Eliot, Picasso) o nella statica armonia di un indifferente empireo in cui la forma, come osserva Ejchenbaum “non è più un involucro” ma “un’integrità dinamica e concreta, con un contenuto in se stessa, al di fuori di qualsiasi correlazione”. Un’arte di un’oggettualità astorica e talvolta automatica legata alla pura sensibilità dell’artista e chiusa in una limpida e geometrica essenza tra relazioni di spazio, luce e colori. In questa direzione si inserisce la ricerca di Veneruso che si collega per l’essenzialità e il rigore delle sue strutture geometriche non soltanto all’astrattismo milanese degli anni Trenta (Melotti e Soldati) ma anche delle esperienze di Mondrian (a cui aggiunge il senso del volume), di Albers, di Moholy-Nagy e soprattutto di Van Doesburg in cui l’elaborazione formale sconfina nel campo dell’architettura e delle arti applicate. La geometria, dunque, come “momento della chiarezza e dell’essenzialità” ma anche , in Veneruso, kòsmos (‘ordine’ nell’etimologia greca) contrapposto a chàos, indagine filosofico-esistenziale in sospeso tra pittura, scultura, artigianato. Nelle composizioni dell’artista partenopeo non si scorge, come nel suprematismo di Malevic, sovrapposizione di forme; le forme geometriche, di una semplicità esemplare, riempiono e svuotano spazi diversi in piani sempre paralleli (vetro compreso). Una costruzione di elementare nitidezza e astrazione con l’implosione di un colore dominante che ha la duplice funzione di dare rilievo gli altri e sorprendere l’ipotetico fruitore dell’opera. Tra piccoli solidi, linee rette e curve, costante la presenza di una minuscola sfera metallica, residuo della memoria o implacabile occhio che si autocontempla mentre osserva il mondo. Il cromatismo conduttore, esplosivo al primo impatto, si trasforma gradualmente in eden visivo, categoria assoluta, organicità astratta e impenetrabile e l’opera d’arte una monade in sinergesi possibilistica (di qui il concetto di decorazione) con lo spazio in cui è collocata. Ogni elemento ha un rapporto geometrico di estremo rigore con gli altri come a seguire una invisibile logica o una casualità metafisica. Scolte della ragione, pulsioni dell’Es o mere decorazioni, le forme di Veneruso non confinano (come in Mondrian) o si incuneano (come in Malevic) ma aspirano ad una segreta armonia che plachi il disordine della realtà e della vita .Un’aspirazione ad un ordine pitagorico (la modulazione che sostituisce la modellazione) origine di un universo primordiale non ancora contaminato da segni inquietanti, un “alfabeto della percezione”, per usare un’espressione di Calvesi “ le cui elementari leggi organizzative e le cui griglie sono (…) indagate e interrogate, al fine anche di individuare forme funzionali e d’uso”. Di qui le connessioni con la grafica, il design, l’architettura e il recupero della dimensione ‘storica’ di quest’arte cromoplastica e avveniristica. Veneruso sembra aver lasciato alle spalle il caos del mondo e deposto in una logora valigia i suoi sogni per svelarli in una trama di stimoli ottici e nella pluralità estetica delle sue figurazioni geometriche.
GIANFRANCO BARTALOTTA E’ un puro colore, di una candida razionalità,
che realizza la perfezione
della sfera,
come quella che impiega
nelle sue costruzioni eleganti e sensuali”
Mariuccia Campolo
20/12/2004 - Cosenza
minimalismo, si, ma dai colori scintillanti e suggestivi!
Disegni, si, ma liberati da qualsiasi funzionalismo!
Razionale, si, ma emozionale e profondo!
Un post-moderno mediterraneo!
On. Pierino Rende
Trovi altre fotografie come questa su Artisti senza Frontiere 29/04/2005 – Napoli in un tempo statico, quello che stiamo vivendo, la contaminazione con le avanguardie statiche è pur sempre incomplete, ma in te io ritrovo addirittura Montrial e le avanguardia russa del cosiddetto “Suprematismo” di Malevici. In tutti questi maestri, te compreso, dominante è l’eterno principio della sezione Aurea. Prof. Antonio Bove E’ una ricerca, questa di Gino Veneruso, formalmente astratta,di tipo architettonico, nella quale gli elementi figurali vengono distribuiti secondo regole interne di simmetria e di equilibrio in uno spazio che privilegia la piccola struttura, quasi il retablo, e realizza uno schema iconografico che pare insorgere da una matematica precisione il cui risultato informa una particolare percezione estetica.
Si tratta di un’attitudine alla sperimentazione minuziosa di dettagli minimi di un materiale riciclato che appartiene alla produzione semi-industriale e al design, decontestualizzato e trasformato in un panorama in bilico fra il sogno e l’acuta astrazione della mente, che assembla le forme in virtù di una continuità manuale e artigianale che tenta di innovare e organizzare il sistema dei segni in una rinnovata apertura ontologica.
Un insieme di segni codificati, organizzati su una grigliatura a sfondo minimale per un insolito astrattismo, dunque, originale e iper-contemporaneo, in linea con lo spirito del tempo ma generato da una rigorosa, classica compostezza.
Ne risulta una valenza oggettuale che, unitamente all’oggettiva eleganza della composizione data dall’intrinseca armonia degli elementi figurali, qualifica l’opera come “oggetto estetico” accostandola al paradigma presente, attuale e concettuale dell’arte contemporanea.
Sicché un’immateriale leggerezza spiega una purezza incantata, una zona recintata del riquadro in cui al riguardante è dato entrare e soggiornare con stupore, come il rifugio di un contesto autonomo nel quale una misteriosa operazione alchemica trasforma gli oggetti trovati in costellazioni, segni e disegni di una vibrante percezione visiva che, nel percorso articolato dell’ordine geometrico, suggerisce un intreccio analitico elaborato in una dimensione originaria, scarnificata, spoglia dal superfluo ed essenziale.
Gianfranco Labrosciano
Spazio commenti (5 commenti)
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piacere di conoscerti, ne sono molto lieto...
interessanti le tue opere, complimenti...
contenta di fare la tua connoscenza.
Buona giornata.
Lydia