
Sono molti i gruppi musicali che, ispirandosi al blues-rock degli anni '70, propongono spettacoli al ritmo di “let the good times roll!”. Eppure sono pochi quelli che riescono a trasmettere la stessa energia e lo stesso entusiasmo dei Bag O' Trixie, vincitori per la sezione Cover Band della seconda serata di “We A.R.E. the Festival”. Alle nostre domande ha risposto PatTrixie, carismatico fondatore della band.
Potresti descivere il modo in cui sono nati i Bag O' Trixie?
Bag O’ Trixie nasce dopo la scissione dei Roam Antix, band formatasi all’interno dell’ambasciata USA di Roma. Cercavo nuovi elementi per dare vita ad un progetto a lungo termine basato sul blues-rock con sfumature soul-funk.
Qual è il significato del nome della vostra band, “Bag O' Trixie”?
Da bambino, a Londra ero il saltimbanco della scuola, e andavo pazzo per il cartone animato ‘Felix the Cat’. Felix il gatto aveva sempre con sé la sua borsa degli scherzi, ‘Bag of Tricks’. Trixie è il nomignolo derivato dalla parte finale del nome Patrick, ovvero 'trick'. Trixie è la forma diminutiva/vezzeggiativa, che significa scherzetto. Ecco tutto!
Quali sono i punti di riferimento musicali a cui vi ispirate?
Blues-rock anni '70-'80-'90...
Come potresti descrivere il rapporto che avete con le vostre influenze?
Per iscritto? Viscerale!
Una componente spesso integrante della creazione musicale riguarda la possibilità di esibirsi dal vivo. Qual è stata la vostra esperienza della scena musicale live romana? Avete avuto esperienze in altre città italiane o all'estero? Se sì, quale potrebbe essere il tuo bilancio?
La mia è iniziata negli anni della scuola media alla St. George’s School qui a Roma. Io e la mia famiglia ci eravamo appena trasferiti dall’Inghilterra. Era il Giugno del '65, e mio padre (giornalista presso la Stampa Estera) mi fece avere il biglietto per andare a vedere i miei idoli all’Adriano: the Beatles. Fu il mio primo concerto, a 13 anni. Avete presente un’esplosione? Convocai subito tre compagni di scuola e cominciammo a fare ‘rumore’. Iniziai a picchiare la batteria e, col nome di ‘Bugs’, suonammo un paio di volte al ‘Teen Club’ (lo scantinato tipo Cavern di Liverpool, messo a disposizione dalla Chiesa Anglicana di St Paul in Via Nazionale). L’accesso era solo per gli alunni delle scuole straniere di Roma. L’atmosfera era inebriante. A 15-16 anni mi infilavo al Piper per vedere i Pink Floyd, al palazzo dello sport per gli Stones con Brian Jones, gli Who in formazione originale, e al Brancaccio per Hendrix. Poi, tornato in Inghilterra nel '72, ebbi la fortuna di diventare amico del bassista di una blues-rock band, Vinegar Joe, capitanata da Robert Palmer. Ormai era deciso che sarei passato al canto. La scena musicale era inebriante sia a Londra che a Roma. Mi trasferii a Colonia, in Germania e misi su i ‘Pat Daddy & the Prowlers’, una band con tre giovanissimi musicisti pazzi per il Blues, il Punk e il Country, con cui ho suonato in diversi tipi di locali. La mia conclusione è che oggigiorno Roma è rimasta indietro. I locali sono per la maggior parte mal gestiti. C'è poca conoscenza musicale da parte dei gestori, che preferiscono ingaggiare sempre gli stessi gruppi per andare a colpo sicuro. Così la gente si stanca, perché il repertorio delle Tribute Bands è restrittivo e ripetitivo. Si dà pochissimo spazio a chi vuole diffondere un quadro variopinto del rock-blues.
C'è un consiglio che vorresti dare a chi fa musica oggi?
Sì. Un consiglio a tutti i cantanti. Non è essenziale essere padroni della lingua inglese per cantarla, ma è assolutamente imperativo saperne gestire la pronuncia. Non partite dal presupposto che ‘tanto non ci capisce niente nessuno’, perché è una banale scusa! Negli altri paesi, come Germania e Scandinavia, ma anche Spagna, Portogallo e persino Russia, sanno gestire la cosa in modo molto più professionale.
Quali sono i vostri progetti per il futuro?
Farsi conoscere di più iniziando a proporre brani nostri, ma continuando a divulgare il proprio feeling di pezzi (s)conosciuti., facendo (s)muovere la gente: it’s only Rock if it Rolls!
Come sei venuto a conoscenza di Arte Roma Eventi?
Tramite una collega iscritta.
Cosa ti piace e cosa cambieresti di Arte Roma Eventi?
L’idea è geniale e comporta dei sacrifici non indifferenti. Penso sia troppo presto porre delle critiche a riguardo. Quando si sbaglia, si impara dai propri sbagli e si cambia in meglio.
Per notizie, foto, e altre informazioni sui Bag O' Trixie, potete andare su http://arteromaeventi.ning.com/profile/BAGOTRIXIE.
(a cura di Luciana Forti)