
(FOTO: MARCO SOELLNER)
Dall'energia del mondo rock anni '70 marchiato AC/DC alla ricerca di una espressività sempre più personale: questo il percorso che ha caratterizzato l'esperienza musicale di Giampaolo Virga, vincitore per la sezione Musica Originale della seconda serata di "We A.R.E. the Festival". Le canzoni di Giampaolo sono spesso costruite intorno ad una incessante ricerca di identità che però, al tempo stesso, viene tenuta al riparo da sguardi indiscreti. E il titolo del suo primo album, "Profili Irregolari", pubblicato nel 2007, ne sembra proprio una conferma.
Come nasce il tuo progetto musicale?
Dunque...Per circa 15 anni ho fatto parte di molte formazioni, grazie alle quali ho avuto e ho ancora la possibilità di fare esperienza. A un certo punto ho sentito l'esigenza di sviluppare un percorso più intimista, legato alla visione della vita, della musica, dei sentimenti e del mondo che mi circonda, seguendo prevalentemente il mio istinto. Questo, ovviamente, a livello di ispirazione artistica. Per realizzarlo ho ritenuto necessario condividere queste ispirazioni con il talento di amici, grazie ai quali ho vissuto tante belle avventure e non solo nel senso musicale. Perché quando sei sul palco, secondo me, racconti il tuo modo di essere a 360 gradi. Il progetto Giampaolo Virga nasce così e porta il mio nome soltanto per praticità. Infatti, l'obiettivo di questa storia sarebbe quello di sviluppare una factory in cui tutti possano mettere un mattoncino forgiato dal proprio talento. Al momento siamo una piccola crew in cammino sulla polverosa e ripida strada delle sette note...
Quali sono le influenze, musicali e non, che caratterizzano il vostro processo creativo?
Beh...sono tantissime...sintetizzando posso dire che personalmente sono legato all'hard 'n' heavy, al blues, al funky e al jazz. Francesco è uno zeppeliniano immarcescibile con un'enciclopedica cultura musicale, mentre Gabriele, nonostante la giovane età, ha sempre ascoltato i pilastri del rock. Tuttavia, credo sia ancora più fondamentale il modo in cui vengono rielaborate le proprie passioni musicali, fondendole con il personale modo di vivere le sette note. A mio giudizio, è quello il segreto per far sì che una band di musica originale possa sopravvivere.
Una canzone è spesso il risultato di una sinergia tra elementi e momenti diversi. Come nasce una vostra canzone?
Hai ragione...un brano è il risultato di una sinergia e anche per noi funziona così. Faccio un esempio. Qualche tempo fa ero in macchina. A un certo punto, mentre guidavo, mi è venuta in mente una buona idea. Così mi sono fermato per registrare il motivetto sul cellulare. Dopo averlo riascoltato a casa, lo rielaboro e lo proviamo in sala. Ed è qui che solitamente entrano in gioco Francesco e Gabriele, che arrangiano il pezzo secondo la propria anima. Se il risultato piace a tutti...giù con il testo e con le prove per rendere la canzone fluida. Se il risultato è ancora di nostro gradimento...voilà...la canzone è servita!
Uno dei temi presenti nelle tue canzoni è quello relativo alla ricerca dell'identità individuale, argomento che tratti da almeno due punti di vista differenti. Nella canzone "L'altra faccia della Luna", per esempio, parli dei casi in cui questa ricerca viene compromessa quando si preferisce etichettare le persone in base alle cosiddette "prime impressioni", il tipico atteggiamento di chi non fa lo sforzo di andare oltre le apparenze, per una questione di indolenza, pigrizia o chissà. Solo che l'altra faccia della Luna, come ben sappiamo, non la vediamo mai. In "L'uomo dai cento volti", invece, la ricerca dell'identità individuale viene preclusa alle persone a priori, perché è l'individuo stesso a mettere in scena tante maschere diverse: prova così il sottile piacere dell'inganno, mentre mantiene dietro al sipario il suo vero "io", la sua verità. Si ha l'impressione che queste canzoni creino un certo mistero, del quale chi si esprime sceglie di ammantarsi. O scaturisce tutto da un'influenza pirandelliana?
Esattamente, è proprio come dici tu. Queste due canzoni riguardano il modus comunicandi tipico dei nostri giorni analizzato, probabilmente, da due punti di vista differenti. "L'altra faccia della luna" non la vediamo mai e, purtroppo, spesso c'è poca voglia di ricercare l'essenza delle persone e delle proprie anime, di quei lati nascosti la cui riscoperta porta via un po' di tempo. Tempo sempre più rarefatto nelle nostre vite ormai in preda a molteplici contigenze, che ci stanno trasformando in sprinter emozionali che spesso si accontentano delle prime impressioni.Tuttavia, può succedere che prima o poi l'anima sussurri qualcosa di differente, spingendoci a cercare qualcosa in più... Ne "L'uomo dai cento volti" ci sono due letture. Una è quella che hai suggerito tu, quella delle molteplici maschere. L'altra può essere intesa come la storia di un artista risucchiato dal mondo della tv, degli scandali e delle classiche lacrime di coccodrillo che spesso si generano in quel tipo di ambiente. "L'uomo dai cento volti", accusato ingiustamente, aspetta tutti dietro il sipario, pronto, un giorno, a dimostrare la propria innocenza e a riportare il sorriso sui volti dei propri fan. E poi, in confidenza, adoro il mistero artistico e, chiaramente, anche Pirandello.
La canzone “Rocker” richiama alla mente una famosa canzone degli AC/DC e, non a caso, parla proprio del mondo rock anni '70 da una prospettiva forse più intimista rispetto a quella a cui siamo abituati. In che modo questa influenza musicale e questa visione di musicista rock sono legate alla tua esperienza personale?
Essendo stato per anni il cantante in una cover band degli AC/DC, nella mia valigia musicale non potrebbero mancare gli echi dei fratelli Young e di Bon Scott (calcola che considero "Powerage" un disco da rifugio atomico). Infatti "Rocker" rimanda proprio a quelle sonorità e a quel tipo di groove. Ovviamente, dato che viviamo in un contesto differente per epoca e per cultura di appartenenza, il boogie viene filtrato in un'ottica più intimista, diciamo più mediterranea, lasciando spazio al contrasto infinito che esiste nella vita di chi si trova a suonare sopra un palco: il contrasto sogno-speranza-delusione-gioia di esibirsi. Spesso, a livello underground, i sogni da teenager sono sconfessati quando ti trovi a suonare di fronte alle sedie vuote, e pensando ai sacrifici fatti per portare avanti un'attività musicale, ti assicuro che, a dispetto delle tradizionali icone patinate, anche un rocker può piangere. Tuttavia la gioia di esibirsi e di suonare cancella qualsiasi delusione e fa stare bene me e tutte le persone che come me, a qualsiasi livello, hanno avuto o hanno la possibilità di poter provare questo tipo di emozioni. Il messaggio di "Rocker" è una condivisione emozionale con il pubblico.
In base all'esperienza che ne hai avuto, come descriveresti la scena musicale live a Roma? Che tipo di confronto si potrebbe fare con altre città italiane o estere?
Mah...detto con tutta sincerità...credo che Roma non sia rock. Nel senso che, in alcuni ambiti, forse non è una città attrezzata al 100% per la musica live come possono esserlo Londra, Parigi o Berlino. Non parlo di artisti o di addetti ai lavori, ma di indole...di cultura musicale vera e propria della città, che probabilmente risulta più legata a stereotipi musicali e comportamentali da discoteca, che inevitabilmente finiscono per restringere il raggio d'azione di chi suona dal vivo. Oltre a questo, c'è poi da registrare il fenomeno coveristico dotato di canzoni già famose, eseguite in locali "smart" da musicisti ricchi di potenzialità ed esperienza. Da un lato questo fenomeno fa giustamente divertire il pubblico (me compreso), ma dall'altro finisce per restringere ancora di più lo spazio a disposizione delle band di musica originale. Questi fenomeni esistono ormai un po' in tutto il mondo, ed è naturale conviverci. Ogni musicista fa le sue scelte e credo che siano tutte rispettabili quando si parla di musica. Tuttavia ritengo che nel Nord Italia la mentalità organizzativa e le strutture siano un po' diverse. Per quanto riguarda i bilanci sono comunque ottimista: internet aiuta molto chi propone musica originale. Sul web c'è tanta gente che lavora bene e con passione: radio libere, siti web, eventi bene organizzati come l'ARE FESTIVAL...L'importante è cercare con attenzione, perché le occasioni ci sono; se non ci fossero state, avremmo smesso di suonare molto tempo fa. Poi il resto lo fa l'amore per la musica e la voglia di comunicare quello che hai dentro. Se arrivi all'anima di una persona, quella ti conoscerà meglio e magari vorrà riascoltarti e tu forse suonerai di nuovo. Ci possono essere anche mille ostacoli, ma se hai voglia di farti sentire dal vivo puoi davvero saltarli tutti. Dipende sempre da te...
Potresti raccontarci un aneddoto legato ad una tua esibizione live?
Te ne racconto uno fresco fresco...anzi inzuppato d'acqua! Giovedì 2 luglio abbiamo la serata A.R.E. FESTIVAL. Giove Pluvio (che forse non ama il rock blues) è evidentemente incazzato di brutto con noi, con le band partecipanti e con l'organizzazione della manifestazione. Quindi decide di buttarci addosso un po' di grandine arrivando a bloccare la città. Risultato: dopo aver fatto il bagno in 5 secondi assieme alla mia attrezzatura, non riesco a mettermi in viaggio perché una macchina in seconda fila blocca la mia uscita dal parcheggio. Dopo mezz'ora di attesa, riesco a partire guidando a petto nudo mentre la mia maglia si asciuga. Recupero Francesco in mezzo alla laguna, e dopo due ore di code infinite siamo al Felt. Il sorteggio ci chiama ad essere l'ultima band della serata e a salire sul palco dopo i favolosi Bag O'Trixie. Suoniamo e vinciamo la categoria musica originale. Meglio di così? Morale: in musica quando una serata nasce storta, spesso termina con una grande soddisfazione. Siamo pronti a rifare il bagno un'altra volta...eheheheheh...
Far conoscere la propria musica significa volersi mettersi in gioco, divenendo
spesso oggetto di commento da parte di chi svolge il mestiere dell'informatore o del critico musicale. Quali sono le tue esperienze legate al mondo del giornalismo musicale?
Diciamo che quello del giornalista non è un mestiere facile...serve molto spirito di
documentazione, di curiosità, di autocritica e molta diplomazia. Personalmente, anni fa, ho avuto la possibilità di condurre un programma musicale dedicato ai cosiddetti "emergenti" su una tv privata...la parola d'ordine, a causa del budget e della visibilità, era una sola: improvvisazione. Quindi gli artisti arrivavano e suonavano sempre in diretta. Questo era molto bello perché eravamo sempre in preda alla tensione artistica. Sembrava un teatro d'avanguardia più che uno studio televisivo. Il risultato è stata un'esperienza bellissima che mi ha insegnato davvero tante cose sul rapporto artista – pubblico, che poi cerco di trasmettere durante gli spettacoli dal vivo.
La digitalizzazione della musica ne ha permesso una più libera ed estesa fruizione, anche a fronte dei costi previsti per l'acquisto di CD. Questo fenomeno ha, però, creato un acceso dibattito in merito alle modalità di tutela dei diritti d'autore. Come la pensi in merito?
Anche qui ci sono tante situazioni: c'è l'artista di fama nazionale o internazionale legato alla major, c'è quello indie, c'è quello semi indie, e c'è quello sub-urban-post indie legato ad un concetto di musica molto prossimo al "fai da te". Ogni tipologia di artista presenta problemi strettamente correlati alla propria situazione. Per quanto riguarda la nostra band, essendo un gruppo sub-urban-post indie, dobbiamo necessariamente essere realisti, nel senso che conviviamo con perenni occhiate al bilancio, effettuiamo l'home recording e ci autofinanziamo.
Siamo iscritti alla Siae perché l'idea, in qualche modo, va tutelata ma non possiamo far pagare un cd 15 euro, perché in un oceano stracolmo di bottiglie piene di messaggi, finiremmo per sprofondare negli abissi. Noi di solito chiediamo un piccolo contributo che ricicliamo in gadget, e poi facciamo ascoltare la nostra musica su internet. Gli utenti, tanto, scaricheranno (giustamente) sempre in barba alle restrizioni. Se poi dovessimo diventare una band indie cambierebbero (di poco) anche le problematiche. Ma il fruitore va sempre tenuto in prima considerazione, specialmente oggi in cui il poter vivere di musica è praticamente irrealtà. Più che altro, visto che siamo in uno status di recessione perenne, ci sarebbe da ridere se fallisse anche la Siae...
Quali sono i vostri progetti per il futuro?
Trasmettere a più gente possibile il nostro messaggio e la nostra voglia di suonare.
Come sei venuto a conoscenza di Arte Roma Eventi?
Grazie ad un membro della nostra factory.
Cosa vi piace e cosa cambiereste di Arte Roma Eventi?
Ci è piaciuto molto lo spirito della manifestazione e lo spirito di tutte le band che
hanno suonato sul palco del Felt. Alla fine, per noi, conta sempre e solo quello. Il
live è una festa o almeno dovrebbe sempre esserlo.
C'è qualcos'altro che vorresti aggiungere e che non è stato ancora detto?
Uhhhhh....ci sarebbero da scrivere libri interi. Ma mi fermo qui....ahahahahahahah! Ne riparliamo alla prossima. Un abbraccio a tutto lo staff di ARE. Siete forti! Rock on!
Potete trovare ulteriori informazioni sul mondo musicale di Giampaolo Virga andando sulla pagina http://arteromaeventi.ning.com/profile/GiampaoloVirga.
(a cura di Luciana Forti)