Non c'è, forse, animale più rappresentato nella simbologia di tutti i tempi come il serpente. In moltissime culture, nelle leggende, nelle religioni e nei miti, è il protagonista assoluto di molte storie ataviche, è un simbolo dell'inconscio collettivo che riveste grande importanza.
Per il cristianesimo è il simbolo della conoscenza, per questo può anche essere pericoloso, come recita il mito cristiano della creazione. E' l'antenato mitico, il vivificatore, simbolo stesso della cura, è l'animale originario alle sorgenti della vita e della libido. Nella cultura occidentale prevale il suo lato negativo in quanto la Cristianità, soprattutto nel pensiero medioevale, ne ha sottolineato la valenza malefica e distruttrice, associandolo spesso alla lussuria della donna. Ma come gli Gnostici videro in esso un detentore privilegiato di misteri esoterici, anche nei Testi Sacri dell'Occidente, il serpente è ambivalente: Cristo, come figura salvifica e rigeneratrice, è stato talvolta raffigurato come il serpente di rame sulla croce. Archetipo fondamentale, o meglio complesso di archetipi legato alle origini, rimanda al ciclo continuo della vita, nella sua forma viva, circolare, rappresenta l'eterno ritorno. E' l'animale-simbolo considerato in modo contraddittorio, in molte culture arcaiche rappresenta il mondo degli inferi e il regno dei morti per la sua abitudine a ritirarsi in luoghi nascosti o in buche della terra ma anche il suo contrario per quella sua apparente capacità di rigenerarsi attraverso il cambio della muta. In tal modo, e un po' ovunque nel mondo, rimanda alla vita e alla morte, al chiaro e allo scuro, sempre, indissolubilmente, legati. Essendo in relazione con la terra è in rapporto con gli antenati, ed è per questo che molte leggende parlano di serpenti sacralizzati.
In araldica l'Uroburo è l'immagine di un serpente che si morde la coda e la inghiotte, sostenendo e avvolgendo la creazione in un cerchio continuo, ne impedisce la fine: simboleggia l'astuzia, il dominio, l'eternità, e la prudenza; può però anche rappresentare il nemico, il vizio, il tradimento specialmente quando è calpestato, morso o imbeccato da altri animali. L'Uroboro rappresenta il circolo, la metafora espressiva di una riproduzione ciclica, come la morte e la rinascita, la fine del mondo e la creazione, e di conseguenza anche l'eternità iconograficamente rappresentata dal cerchio stesso. E' anche simbolo dell'energia pura e semplice, un'energia che cambia spesso forma, proprio come i serpenti che, possono essere marini, dei deserti, dei boschi.. il serpente ama cambiare spesso le sue caratteristiche principali.La maggior parte delle donne ha paura dei serpenti, ma quando s'impara che il serpente è l'antico totem delle donne e della guarigione, quando cominceranno a introdurre le sue qualità positive nella propria vita, allora lo vedranno in luce diversa e lo rispetteranno.
In india è strettamente legato al potere delle acque, in occidente invece, per la sua spina dorsale ondeggiante, rappresenta il potere primordiale e arcano. Raffigura la forza sia positiva che negativa; porta guarigione e illuminazione, esso rappresenta qualsiasi principio vitale inconscio. Rappresenta anche la Dea Kundalini, un serpente arrotolato alla base della colonna vertebrale che, risvegliandosi, vivifica i chakra, racchiude le due anime, maschile e femminile. Indica l'importanza della capacità di pensare, di essere cosciente dei propri istinti e del proprio corpo e di scegliere tra bene e male.
Nel macrocosmo è Ananta, che serra tra le sue spire la base dell'asse del mondo.
In Cina è il quinto animale dello Zodiaco, è astuto e pericoloso.
In Giappone, nello scintoismo, svolge un'importante funzione nel mito.
Il Grande Serpente Originario è l'Alfa e l'Omega di ogni manifestazione: evocato, adorato o temuto da molti popoli in Africa, in India, in Indonesia o in Estremo Oriente. E' il principio di ogni cosa e abita gli strati più profondi della terra, è la riserva, il potenziale da cui provengono tutte le manifestazioni. Rappresenta in modo intenso l'energia psichica, le forze che giacciono nel profondo.
Sul piano umano, è il doppio simbolo dell'anima e della libido e rimanda ad un'ambivalenza sessuale che lo fa essere, in molte tradizioni, maschio e femmina insieme o gemello di se stesso. E' doppio e Uno e rappresenta la dialettica vivificante.
In Africa, nelle società matriarcali, è signore delle donne e della fecondità, ma anche in India, in Brasile, in Cina e in Nuova Guinea. In Australia due serpenti antenati percorrono la terra senza posa e, a ogni loro sosta, lasciano i maiaurli, spiriti di bambini.
Da sempre l’uomo è stato incuriosito dalla natura e dalle cose che lo circondano, specialmente quando queste sono "diverse" o appaiono "strane" ai suoi occhi; probabilmente è questo il motivo per cui la figura del serpente è stata oggetto, sia nel bene che nel male, di ogni genere di leggenda, entrando a far parte del bagaglio culturale della maggior parte delle grandi civiltà del mondo antico, divenendo oggetto di culto, di studio e di mito. Il serpente ha avuto un ruolo nella cultura umana molto tempo prima del Medioevo o dell’epoca dei Romani. Nella mitologia dell’antico Egitto questa divinità attraversava il mondo degli inferi terrestri per poi innalzarsi in cielo tramutandosi in questo modo nel dio solare Ra.
Simbologicamente il serpente passa attraverso la parte negativa del mondo e, parallelamente, dell’inconscio umano, "rigenerandosi" nel massimo grado della positività, divenendo il sole, donatore di vita. Questa rigenerazione, comune anche ad altre religioni, è probabilmente la trasposizione mitologica di un evento biologico tipico di tutti i rettili: l’esuviazione (o muta), durante la quale il serpente, essendo cresciuto, perde completamente la pelle vecchia, lasciandola appesa a un ramo o a una roccia, mostrando una nuova pelle, più lucida e bella. Questo fenomeno naturale, che avviene periodicamente durante tutta la vita di ogni rettile, ha spesso portato a credere le antiche civiltà nell’immortalità del serpente e nella sua continua rigenerazione.
Anche nella mitologia degli aborigeni australiani si trova una leggenda che ha per protagonisti due serpenti. Secondo il mito aborigeno della creazione del mondo, furono due fratelli serpenti a plasmare la terra, dividendosi dopo aver litigato e dirigendosi in direzioni diverse, formando le montagne, le valli e i letti dei fiumi con i movimenti sinuosi dei loro corpi. Anche le civiltà europee hanno attribuito al serpente un valore mistico-religioso. Notissime sono ad esempio le statuette votive cretesi della dea che stringe nelle mani due serpi. Nella tradizione minoica il serpente è un elemento positivo e propiziatore, nonché un simbolo di fertilità legato alla sfera della simbologia di tipo sessuale (il serpente rappresenta, per i cretesi come per gli indiani, un simbolo fallico).
Per i Romani invece il serpente era legato in particolare a una divinità, Esculapio, che era il custode della medicina. Inoltre al lato pragmatico dei Romani non era sfuggito il fatto che i serpenti sono abili e voraci predatori di topi e ratti, e perciò non mancavano mai di ospitare un serpente nelle loro abitazioni, risolvendo così il problema della piaga dei roditori.
Nelle religioni antiche fu caratterizzato da un fortissimo aspetto di ambivalenza. Esso viene temuto per la sua velocità (pur non avendo zampe) e per i suo veleno, in qualche caso mortale. Allo stesso tempo però vengono attribuite a questi rettili capacità divine, e nella maggior parte dei casi queste sono positive, cosicché il serpente entra a far parte della religione come simbolo propiziatore e donatore di fertilità. Così come esso è legato al mondo degli inferi, contemporaneamente può far parte del mondo solare, dona la vita ma anche la morte, conferisce autorità e infonde sicurezza in un popolo vulnerabile, può uccidere con il veleno ma, proprio con questo si possono produrre antidoti e medicine potenti.
Questa ambivalenza dei serpenti fu però cancellata dalla religione cristiana, dalla quale questi rettili ricevettero un’accezione solamente negativa, a cominciare dal serpente tentatore del paradiso terrestre, per continuare poi con la serpe infernale che porta sul dorso l’anticristo, rappresentando l’oscurità, il pericolo.
Questa visione negativa dei serpenti fu però un' evoluzione della religione cristiana. Nell’Antico Testamento Mosè innalza il serpente al cielo e Dio chiederà a lui di essere "innalzato" come aveva fatto con il serpente, dimostrando così che la figura di questi rettili era ben diversa da quella odierna.
In molte culture il serpente è stato abbinato alla scienza medicinale, è da sempre risultato un soggetto di studio interessante, probabilmente soprattutto a causa della presenza del veleno e delle proprietà di questo. Il primo dato certo che testimonia lo studio dei serpenti nel mondo antico è il codice di Nicando, datato intorno al 200 a.C. Questo codice tratta soprattutto delle proprietà del veleno della vipera e di come ricavarne farmaci e antidoti.
Da questo iniziale approccio scientifico si passò in seguito a considerare l’aspetto simbolico del serpente e del suo ruolo metaforico; in tutti i casi il serpente legato alla medicina è comunque un simbolo positivo e benaugurante.
Il serpente ha avuto sempre un ruolo rilevante nei miti e nelle religioni di tutti i tempi e di tutte le civiltà dell’uomo che, affascinato e allo stesso tempo intimorito da queste creature così diverse da lui e così misteriose, non ha potuto fare a meno di essere rapito dal loro fascino. Fascino che oggi rischia di scomparire a causa di ottusità ed inutile pregiudizio, in gran parte derivazione di un errato pensiero cristiano medievale, che dipingeva queste creature come mostri infernali, pericolosissimi e astuti, estendendo peraltro questa fama a tutti gli altri animali striscianti.