Buddismo e Società n.104 maggio giugno 2004
I discepoli di Nichiren Daishonin:
La serie dedicata ai discepoli di Nichiren Daishonin più che una rubrica "di colore" sulla vita e sulle tradizioni del popolo giapponese della seconda metà del XIII secolo vuole essere un ulteriore strumento per leggere e comprendere il Gosho, per contestualizzare gli scritti del Daishonin offrendo un quadro più ampio delle condizioni del credente a cui quella lettera è stata inviata. E soprattutto fornire un ulteriore e più concreto contributo allo studio del rapporto tra mittente e destinatario, una lente di ingrandimento sulla relazione maestro-discepolo
Il ragazzo scendeva di corsa dal sentiero; era sudato e affamato. Indossava un kimono leggero; aveva occhi limpidi e muscoli forti, che segnavano braccia e gambe; era molto giovane ma in quegli occhi si leggeva qualcosa di antico, persino troppo determinato per la sua età. Stava andando da un prete, Nichiren, conosciuto alla morte del padre, avvenuta qualche anno prima. Quella morte lo aveva segnato: era cresciuto solitario e riflessivo, ponendosi domande, nonostante la giovanissima età, sulla vita e sulla morte, sul senso dell'esistenza, sulla religione del padre e della madre, seguaci proprio di quel prete che ora viveva in una capanna fredda e umida alle pendici del monte Minobu, povero di cose e di cibo, ricco di spirito e umanità. Correva per raggiungerlo, per parlare con lui di quello che provava, per capire come avrebbe potuto indirizzare la sua vita, come avrebbe potuto dare a quello che sentiva come un grande dono, la vita appunto, un senso più profondo: tutto questo attraversava la sua mente veloce come una lepre mentre scendeva il sentiero e arrivava infine al burrone, scorgendo, là fuori da quella capanna, la figura del prete Nichiren che da quel giorno di lutto e dolore non aveva mai più dimenticato. Il ragazzo aveva sedici anni. Si chiamava Nanjo Tokimitsu.
Dopo questo incontro Nanjo Tokimitsu non abbandonò mai più quel monaco dallo spirito forte come il Monte Fuji e la fede nel Sutra del Loto: nonostante la morte del fratello maggiore, prima, e del fratello minore poi; nonostante le gravi responsabilità che, a causa di queste morti, si trovò ad affrontare, prima tra tutte l'amministrazione del villaggio di Ueno, feudo della sua famiglia; nonostante le malattie che lo tormentarono fin da giovane; nonostante le persecuzioni che colpirono i seguaci di Nichiren della zona di Atsuhara, che Nanjo cercò in ogni modo di proteggere. "Il saggio di Ueno", come lo chiamava Nichiren nonostante la sua giovane età, non pensò mai che forse poteva cercare un'altra strada, più rassicurante e anche più sicura; non pensò mai che qualcosa non funzionava nel credo che si era scelto. Continuò a fare offerte a Nichiren Daishonin inviando cibo e vesti e a propagare il Sutra del Loto a costo della sua stessa vita.
Grandi erano l'amore e le speranze che Nichiren nutriva per questo ragazzo cresciuto troppo in fretta, serio e determinato: secondo alcune fonti, gli inviò trentotto scritti nell'arco di soli nove anni, in cui lo ringraziava per la sua «sincera devozione», per le offerte, i «molti regali» come sottolinea in una lettera - dolci di riso, sakè, patate, alghe secche, ravanelli, sale, olio, cachi secchi, riso cotto al forno, castagne, germogli di bambù, aceto, konnyaku (una gelatina che si credeva possedesse proprietà medicamentose), grano raffinato, zenzero, arance, fagioli di soia, ma anche vesti e monete - lo incoraggiava per le sue malattie, per il suo matrimonio, per la nascita della prima figlia - rispondeva alle sue domande, gli spiegava l'importanza dell'offerta. Gli diceva che «proprio mentre stavo pensando che, anche se non mi fossi ammalato, sarei sicuramente morto di fame, è arrivato il grano che tu hai mandato. È più meraviglioso dell'oro e più prezioso dei gioielli. Il miglio di Rida si trasformò in un uomo d'oro. Come potrebbe allora il grano di Tokimitsu non trasformarsi nei caratteri del Sutra del Loto? Questi caratteri del Sutra del Loto diventeranno il Budda Shakyamuni e poi un paio d'ali per il tuo defunto padre, e lo porteranno in volo fino alla Pura Terra del Picco dell'Aquila. Al ritorno, ricopriranno il tuo corpo e ti guideranno» (Gli Scritti di Nichiren Daishonin, vol. 9, pp. 273-4).
Gli scrisse lettere che ancora oggi echeggiano in chi le legge e inducono in profonde riflessioni: Il Cancello del drago, I due tipi di fede, Fortuna in questa vita, Persecuzione con spade e bastoni, sono scritti importanti, densi. Il cancello del drago, per esempio, racconta che «in Cina c'è una cascata chiamata il Cancello del Drago. Le sue acque precipitano da un'altezza di cento piedi, più rapide di una freccia scagliata da un forte arciere. Si dice che migliaia di carpe si raccolgano nel bacino sottostante sperando di risalire la cascata e che quella che riuscirà nell'impresa si tramuterà in un drago. Tuttavia, non una sola carpa su cento, su mille o anche su diecimila riesce a risalire la cascata, nemmeno dopo dieci o venti anni. Alcune sono trascinate via dalle forti correnti, altre cadono preda di aquile, falchi, nibbi e civette, e altre ancora vengono catturate, pescate o perfino colpite con frecce dai pescatori che si allineano su entrambe le rive della larga cascata. Tale è la difficoltà per una carpa di diventare un drago». Per concludere: «Raggiungere la Buddità non è affatto più facile che [...] per una carpa risalire il Cancello del Drago» (ibidem, vol. 4, pp. 275-6).
Nichiren scrisse questa lettera il 16 novembre 1279 in un momento molto difficile della vita di Nanjo Tokimitsu e dei laici credenti della sua zona: a causa dei successi ottenuti nella propagazione, si erano succeduti una serie di "incidenti"; il 12 settembre 1279 le autorità avevano arrestato illegalmente venti credenti; tre erano stati sotterrati vivi in buche strettissime e il 15 ottobre erano infine morti; in quei mesi terribili Nanjo aveva dato rifugio a quanti poteva; aveva messo a repentaglio la sua stessa vita; aveva offerto tutto ciò che possedeva.
L'autorità shogunale, a causa di questo suo coinvolgimento, aveva imposto una quantità esorbitante di tasse alla sua famiglia; talmente tante che il giovane non poteva nemmeno permettersi di mantenere un cavallo, privazione pesante per un nobile dell'epoca, ed era costretto a vivere in grande economia; eppure continuò a inviare «sessanta dolci di riso, un contenitore di sakè raffinato, cinquanta ignami, venti arance koji e una fila di cachi secchi [...]. Li ho posti davanti al Sutra del Loto; e li ho offerti al Sutra del Loto il terzo giorno di primavera. Come i fiori sbocciano e producono frutti e la luna appare e invariabilmente diventa piena, come la lampada diventa più luminosa quando vi si aggiunge olio e le piante e gli alberi prosperano con la pioggia, così gli esseri umani prosperano immancabilmente se pongono buone cause» (ibidem, vol. 9, p. 275)
E ancora: «Per aver protetto le persone di Atsuhara, la gente di questo paese ti considera [un ribelle] [...]. E ciò semplicemente perché hai dedicato la tua vita al Sutra del Loto, ma il cielo non ti vede affatto come un uomo che abbia tradito il suo signore. Per di più, il tuo piccolo villaggio è stato punito con pesanti tasse e gli uomini costretti al lavoro forzato, al punto che tu stesso non hai un cavallo da montare e tua moglie e i tuoi figli non hanno vestiti. Nonostante tale situazione, preoccupato che il seguace del Sutra del Loto possa soffrire fra le nevi di queste montagne e possa mancare di cibo, hai inviato mille monete. [...] È ammirevole!» (ibidem, vol. 7, pp. 259-60).
Non stupisce che Nichiren scrivesse lodando la fede di Nanjo Tokimitsu e la sua costanza che non si esaurì mai: «Oggi ci sono persone che credono nel Sutra del Loto; la fede di alcuni è come il fuoco, quella di altri è come l'acqua. Quando i primi ascoltano l'insegnamento, immediatamente s'infiammano, ma quando se ne allontanano, tendono a dimenticare. Avere fede come l'acqua significa credere sempre, senza retrocedere. Poiché tu, in qualunque situazione ti sia trovato, non hai mai smesso di praticare e mi hai fatto visita di frequente, hai una fede come l'acqua. Ciò è ammirevole, veramente ammirevole!» (ibidem, vol. 5, p. 212).
Quando Nichiren morì, Nanjo offrì a Nikko Shonin, di cui aveva sostenuto la campagna di propagazione nelle province di Suruga, Kai, Izu e in altre, e che era diventato il successore di Nichiren, le terre intorno al monte Minobu, dove poi sorse il monastero e in anni più recenti il tempio principale Taiseki-ji; suo nipote, figlio di una sorella, divenne il terzo patriarca con il nome di Nichimoku.
Ma quando lo troviamo lì, che corre lungo il sentiero poco battuto che conduce alla capanna di Nichiren, tutto questo è ancora molto lontano. Il saggio di Ueno deve ancora crescere: ha solo sedici anni e vuole incontrare quel prete che è stato tanto importante per il suo amato e defunto padre e che la madre, Ueno-Ama Gozen, rispetterà e seguirà per tutta la vita. Vuole sapere come fare: vuole diventare un drago.
(di Rory Cappelli)