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Nell'arte ognuno può essere ciò che vuole

«In una scrittura buddista si legge: “Bisognerebbe essere padroni della propria mente piuttosto che lasciare che la mente diventi la nostra padrona”. Se gli uomini si lasceranno dominare dalla loro “mente” nelle strade risuonerà il ruggito dell’egoismo più prepotente.
E la conclusione non sarà che una: il dispotismo che nasce dal rilassamento dei costumi, dove si cela il pericoloso pugno di ferro del fascismo.
La via del rispetto per le altrui qualità – dove i reciproci difetti si compensano – conduce all’armonia dell’ideale repubblica umana.
Siate persone dalla dedizione immutabile. Conquistate il dominio del vostro io, stringendo abilmente le redini di quel cavallo ribelle chiamato “mente”. E correte, correte più forte che potete lungo la grande strada perché in questo sta il nostro movimento della rivoluzione umana».

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La mente nostra mente non è lasciata sgombra da occupazioni per un lasso di tempo apprezzabile: è sollecitata dalla stimolazione sensoriale e indotta da varie forme di pressione sociale a impegnarsi e a funzionare in certi modi. La mente viene afferrata e sbattuta da una cosa all'altra, da un suono a uno stato d'animo a una faccenda urgente da sbrigare. Per molti, la mente è qualcosa che viene attivato da forze e pressioni esterne, più che agire di sua spontanea volontà; una specie di pesce morto in lavatrice: può muoversi parecchio, ma ciò non significa che sia vivo.
La mente può trovarsi in uno stato simile, agendo e reagendo in balia di circostanze che la dominano, per cui pensiamo che sia molto attiva quando in realtà non riusciamo a farla agire su stessa. Non riusciamo a indurla a una condizione di quiete, o a lasciar andare l'agitazione. Non possiamo, con la semplice forza di volontà, far nascere uno stato di benessere. E neppure capiamo bene il perché: la mente è troppo coinvolta per riconoscere in che cosa è coinvolta. Così come una persona rapita da una banda di pirati difficilmente saprebbe descriverli con precisione o dire da dove siano venuti, allo stesso modo una mente posseduta non riconosce il proprio assalitore. Magari c'è solo una vaga sensazione di tristezza o di fatica. In queste condizioni non siamo veramente padroni della nostra vita.

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Ciao,
credo che il pericolo più forte per la nostra mente sia L'io e il continuo pensare a vuoto senza canalizzare il pensiero in un azione si rischia di sovraccaricarla.
Bisogno saper fare silenzio nella nostra mente, tramite la volontà motore di tutto..

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Grande io e piccolo io
Il concetto buddista di "grande io" (taiga in giapponese) può essere descritto come la consapevolezza di sé che partecipa e si identifica completamente con la vita universale; è un'apertura e un'espansione del carattere che si estende non solo agli altri, ma alla vita nel suo complesso, compreso l'ambiente naturale, un sé basato sul profondo rispetto per la dignità della vita - inclusa la propria - e sulla saggezza in grado di percepire l'interdipendenza che collega i fenomeni. A questa condizione di apertura nei confronti della vita si contrappone il più limitato "piccolo io" (shoga in giapponese), caratterizzato da pensieri e desideri egocentrici.

La pratica buddista è uno sforzo costante di espandere la propria condizione vitale per manifestare il "grande io", un processo di ricerca interiore che il secondo presidente della Soka Gakkai, Josei Toda, definì rivoluzione umana.
È importante notare che lo sviluppo del "grande io" non riguarda semplicemente un passivo cambiamento della percezione, ma deve riflettersi nelle scelte e nelle azioni del nostro vivere quotidiano. Il "grande io" si esprime in un accresciuto senso di responsabilità e nel desiderio di contribuire al benessere altrui e del pianeta.
La società contemporanea esprime chiaramente la difficoltà di trascendere il "piccolo io". Il consumismo che alimenta desideri sempre più insaziabili; la discriminazione che esaspera le differenze tra le persone e arriva a giustificare l'oppressione e la violenza; una ottusa insensibilità verso altre forme di vita, con le quali condividiamo il pianeta... sono tutti esempi del "piccolo io" in azione.
Il punto non è rinnegare o reprimere il "piccolo io", con il suo bagaglio di desideri e di impulsi; al contrario, dobbiamo imparare a trasformare e a indirizzare i desideri nella giusta direzione, modificando un modo di pensare dominato dall'egoismo in un modo di vivere incentrato su valori culturali e umani; per citare la Carta della Terra, lo sviluppo umano riguarda soprattutto l'essere e non l'avere.
Un processo di trasformazione consapevole inizia abbracciando un ideale e decidendo di muoversi verso una direzione positiva e di crescita. In questo senso, il Budda è la proiezione o l'incarnazione degli aspetti di positività e di benevolenza peculiari dell'essere umano. Come dice Nichiren Daishonin, il "vero Budda" non è altro che una persona comune. La Buddità non è qualcosa che è lontana da noi, ma si manifesta nelle azioni delle persone ordinarie che lottano per questo ideale.
La caratteristica principale che contraddistingue il Budda è l'ardente desiderio e la lotta incessante per la felicità altrui. Agendo sempre in accordo con la realtà dell'epoca e della società, un Budda cerca costantemente di alleviare le sofferenze altrui e di donare la felicità a tutte le persone, desiderando sinceramente la loro crescita e indipendenza, con un impegno che non ha nulla a che vedere con un atteggiamento paternalistico o con il controllo coercitivo.
È proprio lottando contro il proprio egocentrismo attraverso l'impegno altruistico che possiamo espandere e allargare il "piccolo io" verso l'ideale del "grande io", creando una nuova armonia per noi e per l'ambiente, come indicano le parole del presidente Ikeda: «È il "grande io" che è fuso con la vita dell'universo, attraverso la quale causa ed effetto si intrecciano fino ai confini illimitati dello spazio e del tempo. Il "grande io" cosmico è simile al Sé unificante e integrante che Carl G. Jung percepiva nelle profondità dell'io. È simile anche alla "bellezza universale con la quale ogni parte e particella è ugualmente in relazione: l'Uno eterno" di cui parlava lo scrittore Ralph Waldo Emerson. Sono fermamente convinto che un risveglio al "grande io" su larga scala condurrà il mondo a una coesistenza creativa nel prossimo secolo. [...] Il "grande io" del Buddismo mahayana è un altro modo di esprimere l'apertura e l'espansione del carattere che abbraccia le sofferenze di tutte le persone come se fossero le proprie. Questo io cerca sempre modi per alleviare il dolore e aumentare la felicità degli altri, qui, nella realtà della vita di tutti i giorni. Solo la solidarietà che può generare una così naturale nobiltà umana spezzerà l'isolamento dell'io moderno e farà sorgere una nuova speranza per la civiltà. Inoltre il risveglio dinamico e vitale del "grande io" permetterà a ognuno di noi di sperimentare con pari piacere sia la vita che la morte»

Grazie a tutti

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E' la nostra mente quella che ci fa mancare di prospettiva, quella che ci tiene nel buio anche se siamo sotto il sole più accecante. Vincerla, col silenzio e il rispetto per tutto quello che vive sotto il cielo, è più semplice di quanto sembri. Nessuno nasce incapace di farlo, ma nel nostro tempo perdiamo di vista le vere ragioni del nostro essere....e diventiamo ciechi. Dominare la mente usando l'anima e ascoltando il cuore credo sia lo scopo del nostro vivere.

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