direttamente dagli esperimenti per il corso di scrittura creativa durante il seminario di Stefano Benni
Marcovaldo (di Damiano Spinelli) INCIPIT
Come ogni mattina il sole si alzò dal letto per preparare il risveglio della città assopita fra gli incubi degli imminenti impegni quotidiani e i fumi degli aperitivi fottutamente alla moda della sera appena trascorsa : fluttuanti scorie di metano a striare il cielo con contorno di poche nubi a pecorina, l'orgia di forme e di colori che quel giorno aveva scelto come desktop per l'umanità; roseggianti gocce di smog venate di verde catrame metropolitano mutavano i grattacieli in gigantesche stalagmiti d'autore formate dall'interminabile stratificarsi di abusi edilizi e appalti truccati. In ogni oblò di questi sottomarini urbani a cielo aperto si consumava l'amara vicenda quotidiana di qualche famiglia più o meno povera o di qualche single più o meno di successo, per meglio dire, single se di successo, inevitabilmente sfigato o zitella nell'altro caso; da uno di questi oblò salutava il nuovo giorno Marcovaldo Barra come il capitano del Titanic che si fa vedere fiero sul ponte ignaro che alla storia ci sarebbe passato per il più spettacolare dei naufragi anziché per la grandezza della sua nave e pertanto si beava e sorrideva nell'estatica contemplazione di quanto tutto fosse squallido esattamente come la mattina precedente e come, vuole ben sperare, sarà anche il giorno successivo: tutto questo squallore perpetrato nel tempo e nello spazio indubbiamente lo rassicurava o quanto meno lo faceva sentire meno solo. Dopo essersi compiaciuto della sua sensibilità nel cogliere i giochi cromatici dell'inquinamento cittadino, rimase come al solito nel vuoto più angosciante della sua attività cerebrale mattutina , quando cornetto e cappuccino sono gli unici due fondamenti dell'estetica trascendentale, ma lui era ormai abituato alla considerazione del nulla interno e circostante e quindi “tenne botta”, anche perchè quella era una mattina diversa; colto da un'insana voglia di rinnovamento infatti , da quei grandi smottamenti dell'animo che si spera portino a una rivoluzione copernicana della propria vita, nonché dei propri gesti e modi di essere fino ad arrivare a un totale rinfresco del proprio ego, prese il coraggio a due mani, rapidamente si vestì e dall'uscio della porta, fiero come chi parte per la guerra dei cent'anni, salutò la moglie e i suoi due figli annunciando trionfalmente:
“Vado a fare shopping”.
Le note di In the mood di Glenn Miller accompagnarono la sua andatura durante l'ingresso nel megaipercicciosissimo centro commerciale cittadino “Tuttoquisoltantoquinientaltrochequi”; la leggenda vuole che dal suo interno decine di folletti maligni emanino un canto ammaliatore che si spande su tutta la città e che questo canto sia capace di sconvolgere le menti di migliaia e migliaia di malcapitati impiegati ivi attratti da assurdi desideri di microtemporanei appagamenti di desideri mai nutriti per oggetti appositamente creati al fine di far lasciare agli adescati la quantità più grande possibile di danaro ai folletti stessi; e il nostro Marcovaldo certo non era insensibile al richiamo di una macchinetta per il caffè che fosse anche un accordatore per chitarra, così come non restava indifferente all'ultimo DVD di Harry Soccer o alle mille altre fantasticherie che potevano essere acquistate presso il Tuttoquisoltantoquinientaltrochequi; ma il passo di MarcoValdo era spedito , elegante, signorile e non si fermò ad abbandonare il suo danaro né al primo, né al secondo né tantomeno al terzo negozio perchè anni di esperienza ormai gli avevano insegnato che quando si va al Tuttoquisoltantoquinientaltrochequi è inutile tornare poi a casa con diversi oggetti di costo medio che forniscono medie soddisfazioni, ma bisogna andare spediti verso l'oggetto più costoso e il negozio più tecnologico; ecco quindi come quella mattina si ritrovò inevitabilmente davanti al famigerato “Neuronix” dove tutti amano confrontare in modo anche acceso con i folletti le proprie discutibili competenze su oggetti sconosciuti e misteriosi.
Etichette: racconto
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